Egregio popolo di aficionados, se siete sopravvissuti alla parentesi lirica dei post precedenti, vi meritate un nuovo ameno raccontino lovaniota. Staytuned!
Anche in Belgio, a discapito delle più ottimistiche previsioni è esplosa, con ampio anticipo, la primavera. Ha smesso di piovere da un po’ e Grande Capo Solesplendente esce in giro in compagnia di Capo Cieloterso, rendendo LLN, - quilodicoequilonego - un bel posto! C’è persino il lago col parco tuttattorno (vabbè il lago è artificiale ma ci si deve accontentare) e la gente che sciama nelle piazze, le matricole hanno smesso di vomitare in strada alle tre del pomeriggio...non sembra vero. Tutto ciò ha creato un po’di confusione nei calendari, così Habibi, l’altro giorno decide di organizzare per sabato una festa di Carnevale anche se il Carnevale è finito già da martedì. Poco male, ogni scusa è buona. Habibi, la ragazza messico-libanese del terzo piano è nota fra le altre cose per saper richiamare attorno a sé un ambiente internazionale estremo. Nel senso che alle sue feste ti va bene se l’unico europeo che becchi è ucraino o estone. Per il resto i suoi amici sono panlatinoamericani: brasiliani, dominicani, messicani and so on...
Nessun problema per carità, viva l’integrazione fra i popoli, ma se conti che qui a LLN ci sono solo studenti, e gli stranieri sono per lo più Erasmus (spagnoli e italiani in maggioranza), e l’Erasmus è un programma dell’Unione Europea, la domanda è: ma dove riesce a beccarla certa gente? Peraltro questi individui accadono solo in queste occasioni. Per il resto, cosa quasi impossibile, non li vedi mai in giro a LLN. Credo che esistano solo per le feste di Habibi, per il resto, semplicemente cessano di esistere (sto diventando un sostenitore della teoria dell’esistenza intermittente, fateci caso, è vera!). Solo io e Ale abbiamo il privilegio di rappresentare il Belpaese e l’Europa insieme alle sue amiche spagnole. Si decide di fare la pizza, e la padrona di casa chiede aiuto, ovviamente agli italiani, ignara del fatto che non ho mai tirato la pasta in vita mia ma la pizza mi sono sempre limitato a divorarla. Si fa la spesa per selezionare con cura gli ingredienti (voleva metterci l’ananas sopra!) e, alle sei meno un quarto ci si dà appuntamento alle 19.30 per cucinare insieme nel suo kot. “Ah, e venite mascherati, mi raccomando!”.
D’oh. Avevo rimosso per giorni l’idea che il carnevale prevede il costume. Niente in contrario, non fosse che mancano meno di due ore alla festa, nel kot non posso sperare di trovare qualche abito vecchio per mascherarmi ridicolmente da illusionista, da contorsionista o da supereroe. Entro in cartoleria nella speranza di un’ illuminazione e ne esco carico carico di...maquillage per il volto. Ho tre quarti d’ora per inventarmi qualcosa. A casa, Flautina, regina del deguisement ginevrino ci snobba seccata (lei si maschera semplicemente cambiando espressione), la spaciugata è dietro l’angolo, anzi è sicura, sentenzia Ale con sicurezza.
E invece no.
Con soli 20 minuti di ritardo fanno il loro ingresso trionfale nel kot di sopra l’asso di quadri e l’asso di cuori. Siamo accolti bruscamente dalla nuova cokoteuse (coinquilina n.d.r.) di Habibi che ha il garbo di un gerarca delle SS, pretende di saper condire una pizza, e viene dalla Siberia (e da dove se no?). Nessuno è mascherato ma in breve i nostri trucchi colorati vengono dichiarati pubblici e a chiunque osi mettere il naso nel kot viene messo sulla faccia un rialzo di colore indelebile, è la regola. La pizza è commestibile e a tratti buona, Habibi che vorrebbe avere sempre tutto sotto controllo, non sta ferma un attimo e a intervalli regolari trita del ghiaccio per preparare dei cocktails notevoli, gli Ska-P dalle casse del pc vorrebbero legalizzare l’impossibile, Marìa - indemoniata - vorrebbe (e ci riesce) truccare ogni essere vivente presente nel kot e fa miracoli: riesce a rendere la sua amica iberica molto più carina dopo il trucco di quanto non fosse prima, e ho detto tutto. Quest’amica è venuta in visita da Losanna dove fa a sua volta l’Erasmus ma si guarda bene dallo spiccicare una sillaba di francese (...è arrivata a dirmi che capisce il mio francese se parlo piano...rendetevi conto!). Non parla francese come peraltro fanno gli altri ispanofoni (cioè praticamente tutti gli invitati): appena resisi conto che io e Ale capiamo abbastanza bene lo spagnolo hanno ratti abbandonato il francese per usare lo loro lingua madre. Credo che alla fine dell’Erasmus mi daranno anche l’attestato di Spagnolo Intermedio honoris causa, e soprattutto ho paura che fra un po’ arrivino a chiederci se non ci spiace di parlare anche noi in spagnolo. L’unica che si pone lo scrupolo è Marìa, che possiede un’anima in fibra di carbonio e un senso etico che fa invidia a Spinoza (non rivolge la parola a nessuno se prima non gli è stato ufficialmente presentato, e questo per non essere invadente, in un posto dove più o meno tutti conoscono tutti!). Marìa, che è piena di risorse, e riesce a barcamenarsi in questo mondo difficile esprimendosi esclusivamente in castigliano stretto, cerca di parlarci in francese per essere cortese, come fa al solito, ma è una partita persa, nessuno la segue e il suo francese purtroppo è incomprensibile, scambia le v con le b, e aspira le j, è un delirio, meglio lo spagnolo.
Nel frattempo si aggiungono altri bizzarri personaggi fra cui Medusa, Pikachu, i Power Rangers... non manca nessuno, insomma, anche se il migliore di tutti è Joker, ovvero Gerritt, un belga flemmatico, moscio e lento come solo alcuni belgi sanno essere, che parla con una frequenza di una parola al minuto ma ha un ghigno satanico stampato in volto.
Finita la sangrìa e i daiquiri ci si riunisce intorno al tavolo per giocare a president, un gioco di carte francese, di quelli per passare il tempo, senza soldi, senza nulla. Si gioca fitto e l’alba ci sorprende, il cielo si apre, gli uccelli cantano, io sono stanco morto. Anche gli altri a dire il vero. Chi ha già il giubbotto, chi sbadiglia, chi va verso la porta, ma lui no, l’impassibile Joker, all’ultimo giro dell’ultima mano dell’ultima partita, in cui sa già di aver perso, riflette piano e strascicando le sillabe da vero belga, su quale inutile carta gettare sul tavolo...
Si sfiora il belgicidio, sventato solo da un diplomatico intervento di Pikachu che placa gli animi stringendo gli occhi.
Sono le otto del mattino.
Solo allora mi rendo conto di essere riuscito a stare in una stanza di 20 metri quadri per dodici ore.
E schianto.
À temps tôt, les enfants!