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domenica, 27 luglio 2008

LET ME IN

Yeah, all those stars drip down like butter,
And promises are sweet,
We hold out our pans with our hands to catch them
We eat them up, drink them up, up, up, up

Hey, let me in
Hey, let me in

I only wish that I could hear you whisper down,
Mister fisher moved to a less peculiar ground
He gathered up his loved ones and he brought them all around
To say goodbye, nice try

Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in, let me in

I had a mind to try to stop you. Let me in, let me in
But I've got tar on my feet and I can't see
All the birds look down and laugh at me
Clumsy, crawling out of my skin

Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in
Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in

(M. Stipe)

Audio pubblicato da Albasso
Per chi volesse ascoltarla...


Chi, come me, ama questa canzone, forse conosce il senso di "calore" che emana, che si allontana dal fondo ruvido delle chitarre, si ammorbidisce con l' organo, si sfoga triste e rabbioso nella voce, raggiunge le tue orecchie, ti accarezza,
lasciandoti un magone senza scampo.
Ma anche per questo, grazie ragazzi.

postato da: Albasso alle ore 16:08 | link | commenti (2)
categorie: pietre miliari
martedì, 22 luglio 2008

MR. GENIUS!

Mi chiamo Franco, mi chiamo Beppe o Pino
Mi chiamo Sandro o Gino...
Mi cambio il nome,
Così quando la morte verrà a prendermi
Non mi troverà....

Ore 21.40
Va in scena il genio.
Concerto improvvisato, da parte mia (nel senso che ho deciso all’ultimo di andarci).
Palcoscenico insolito per me che vengo dall’isola che d’estate diventa la seconda patria del jazz; è quello di Milano, Arena Civica, Milano Jazzin’Festival.
Quello di cui al post precedente!
Il tramonto ambrosiano regala un cielo roso mercurio e giallo-inquinamentoatmosferico abbastanza inquietante, i nuvoloni che si addensano non promettono nulla di buono, e infatti...
La mia provincialità (relativamente al luogo in cui abito...) e la disorganizzazione mi impediscono peraltro di godermi il concerto fino alla fine.
Ma nonostante tutto sono raggiante di aver sentito Stefano Bollani ancora una volta dal vivo.
Brillante e leggero, suona per una buona ora e mezzo il repertorio jazz-samba di BollaniCarioca  con una leggerezza inaudita. Biancovestito, si lascia anche andare poco al solito repertorio di strabiliante cazzeggio con cui puntella di solito ogni brano.
E’ quasi fin troppo serio ma è un grande, riesce ad evitare quella patina radical-intellettualoide da “iosonounjazzistaemiprenodsulserio” che spesso regna nel mondo del jazz. Suona ininterrottamente dei brani che diventano delle suite di dieci e passa minuti, preciso, guizzante, geniale, mette in scena della musica superlativa.
Fa quasi strano conoscere quasi tutti i brani che vengono suonati in un concerto jazz (improvvisazioni a parte, ovviamente). Colpa della mia coinquilina che ha lasciato incustodito in casa il cd Carioca e l’ho ascoltato in loop per 4 giorni di fila.
E la cosa più bella è che i pezzi continuano a suonarti da soli in testa per ore dopo...magari riuscissi anche a eseguirli, sarebbe un’altra cosa...(sì e probabilmente ora non sarei qui a scrivere questo post in effetti).
Chiusa imprevista, acquazzone con goccioloni del diametro di 10 cm, fuga per la vittoria e rientro furtivo.
Ma 90 minuti (almeno) di musica superlativa.
Welcome Mr. Genius!
...e grazie Manu ;-)

P.S. Voi appassIonati lettori vi chiederete come vanno le cose al MJF Club (cfr. sotto)?
Un fiasco colossale. Nessuna traccia di preconcerto, di schermi con immagini lounge (sic!), di djset, di avventori che si affollano per l’ape(-ritivo).
Nessun after-show.
Mario Biondi dov’è finito?
Ma soprattutto, lamento fortemente l’assenza di fighetta con annesso piedino e sigarettina.A nzi, apro qui una petizione e raccolgo le firme.

Firmate numerosi:
                                                                                - musica + immagini lounge

                                                                - stefanobollani + mariobiondi

                                                                - braghette + fighette

Perunmondomigliore

 
Sempervoster,
Albasso

MJFPrufrockphoto2008. All rights reserved.
Per reclami rivolgersi a Pinoallabatteria

 Pinoallabatteria

postato da: Albasso alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: pietre miliari
martedì, 15 luglio 2008

LIVIN' IN PESTALOZZI

Già, perché fra le altre amenità della grammatica milanese (dovrei scrivere un manualetto per terroni e altri immigrati come me, ora che ci penso, magari svolto) c’è la sostituzione univoca et universale di ogni preposizione semplice con la preposizione IN per esprimere i complementi di stato in luogo e moto di, a, da, in, con, su per, tra e fra luogo(-ghi). A ciò si accompagna la soppressione dell’indicazione topografica: via,piazza,piazzale(!),corso,largo,vicolo e continuate voi.

Esempio:
Ci vediamo/Arrivo/Scendo
IN + Cognome dell’intestatario della via/piazza ecc.
In forza di ciò i milanesi e i pendolari con loro, scendono IN Lambrate, prendono un tram IN Duomo, lavorano IN Buonarroti, fanno shopping IN Buenos Aires, vivono IN Loreto.
Io faccio il mio stage IN PESTALOZZI.
Cito da Wikipedia:
«Johann Heinrich Pestalozzi - o Giovanni Enrico Pestalozzi come recita la targa sulla via
- è stato un pedagogista e riformista svizzero. Pestalozzi è noto come educatore e riformatore del sistema scolastico ma era anche filosofo e si dedicò alla politica. La sua idea di fondo era inizialmente che l'uomo fosse buono...(sic!
e non vado oltre per pietà del lettore.
La vita IN Pestalozzi scorre tranquilla in linea di massima. Lungo il Naviglio grande, case basse, filtra un po’di sole quando c’è. Case con cortili, aria artistoide qua e là, una miriade di studi e di uffici privati più o meno piccoli che si occupano di superfluo (il mio studio compreso, lo ammetto!), la classica cosa che in tempi di crisi come i nostri ti fa dire: ma questi di cosa campano?
Organizzazione eventi, la nuova grande frontiera dei meravigliosi tempi moderni, organizzazione cene ed eventi speciali, reclutamento modelle, studi e sale prova musicali, bar frequentati saltuariamente da visi noti del cabaret e/o della tv, piccoli ristoranti che offrono una triste ristorazione impiegatizia per la pausa pranzo...this is life in Pestalozzi.
Al mattino, stordito dal treno e dalla metro, mi rifugio dietro il muro che corre lungo il parcheggio della stazione di Porta Genova e lì, a segnare i metri che mancano alla fermata del 2, ciuffi di modelline alte parecchio e magre parecchio di più, stazionano in attesa del tram.
Cartina di Milano spiegata, guardano di solito in direzione lontana dalla loro agognata meta che non riescono a trovare sulla mappa, parlano inglese per lo più, sicuramente non l’italiano, sono inguaribilmente bionde, pallide come cenci, truccate, stivalate basse, minigonnate corte e ossute.
Anche loro sognano di andare IN Pestalozzi.
Il mondo del lavoro IN Pestalozzi è un mondo Apple, perché l’Apple è cool anche se nessuno lo sa usare, perchè è meglio anche se lo si usa per scrivere file di testo e navigare su internet. E a me, longevo utilizzatore di pc, l’Apple -specie se se ne fa un uso indiscriminato e ingiustificato - fa girare le balle.
Ma IN Pestalozzi non si perde tempo, si lavora e si è al passo coi tempi.
IN Pestalozzi si vive attorno al superfluo e ci si spaccia per ciò che non si è.
Così almeno mi è capitato.
A - Ti presento Alberto, lui è uno scrittore pulp
Io - (ghigno sconcertato, abbozzo) certo, come no!
B - Bene, uno scrittore pulp...devi essere parecchio incazzato, allora.
Io - (espressione smarrita) Beh...sì...ecco, il giusto, diciamo.
A -  Ascolta, caro scrittore pulp, la proposta che B ci vuol fare...
B- Allora, quello che avevo in mente io....
A - ...perchè tanto la seguirai tu!
Io - Ah! Be..ne
B (prendendo una penna e tracciando su un foglio, un ovale e mille cerchietti aperti scarabocchiati) - ti spiego: questa è l’Arena di Milano, queste sono le migliaia di spettatori che accorreranno per i concerti del MJFestival, tu devi spiegare -col tuo stile, intendiamoci...-Ah, a proposito, sei un copy?
Io - Beh, in effetti no (non ce la posso fare...non li guadagnerò mai questi benedetti soldi se non cambio approccio!)
B - E allora come fai a scrivermi i testi che mi servono?
Io - Sono bravo, scrivo bene. (Botta di autostima e colpo di coda per salvare il salvabile)
B - Ecco vedi, tu devi copiare dalla brochure officiale del festival (io non l’ho letta, leggila tu che io non c’ho voglia) le informazioni sul festival e poi scrivere un testo per spiegare agli sponsor cosa sarà l’MJF Club in modo che mi paghino il bar in cui io poi spero di portarci la gente a concerti finiti (nel frattempo ripassa a penna quei quattro segni tracciati e scarabocchia cose inverosimili; l’ovale dell’Arena ora è diventato l’uragano Kathrina; N.B. la penna è la mia, mi sta sfasciando lo scatto, a spiegazione finita me la fotterà, il mio incazzo sale)
Io - Sì ma nella fattispecie cosa dovrei scrivere?
B - Vedi l’MJF sarà un po’il general quarter del festival
Io (adattandomi allo stile)- L’headquarter direi...
B - Sì ecco bravo, mi piace questa cosa dell’heart-quoted (lui ha detto ertquoted come gli veniva: il quartier generale è diventato un cuore citato), scrivimela (il tono è quello di Bisio nella pubblicità delle Pagine Gialle, solo che B è serio)....L’MJF Club, avrà la sua mission nell’essere un vero e proprio ertquoted del festival, cioè insomma, io costruisco una gabbia di plexiglass, poi convinco gli artisti dopo i concerti ad andare lì.
Il club sarà solo su invito, ma il pubblico che passa lì davanti al Club, tipo passa e fa: - Oh, guarda c’è IL Lenny (Kravitz , n.d.r.) - e si telefonano e così la gente viene.
Oh poi, intendiamoci, se il Lenny o il Pat (Metheny n.d.r.) non vengono, chiamo Mario Biondi, che è mio amico, lui fa un po’ il galletto con le ragazze, che gli piace, si siede al piano e gli dico -Dai, Mario, suona qualcosa! - e lui fa un jazz un po’ cool così d’ambiente, rilassante....
Ma sì dai, insomma, lo sai anche tu che poi alla fine si risolve tutto con la fighetta, sigarettina e piedino che tiene il tempo...sarà una cosa così, alla fine...(meno male che ne è consapevole)
Ecco...io non so scrivere, altrimenti l’avrei già fatto, ma...tu scrivimi tutto questo.
Io (Sibilante e perplesso)- Sssssssssìììì...farò in modo...(ma tutto questo cosa?)

Correva il giorno vigesimoterzo del fausto mese di  Aprile dell’anno del Signore Duomillenoottavo, e tale individuo mi ammorbava il giorno del MIO compleanno chiedendo di scrivergli dietro compenso nebuloso da pattuire, un testo da presentare ad Armani, Prada e Dolce e Gabbana per convincerli a prestargli soldi per finanziare un bar in uno stadio-sede di concerti, in cui se gli va bene arrivano gli artisti per l’after-show, se gli va male chiama l’amico suo a fare il piacione stile nave da crociera con la fighetta di turno, piedino e sigarettina.

Poi dice che uno se va a buttà sur mediovale!

Upside, inside out, occhio sennò ti strozzi
Push and pull you down, livin’in Pestalozzi

Pestalozzimap 
Fine prima parte


postato da: Albasso alle ore 02:29 | link | commenti (1)
categorie: sprazzi di vita
lunedì, 14 luglio 2008

QUESTIONI DI STILI

Questioni di stileAlla Vs. sinistra il Gotico, alla Vs. destra, il Romanico.
Per ulteriori approfondimenti si consiglia di andare qui.
A presto!



postato da: Albasso alle ore 00:41 | link | commenti (2)
categorie: piccoli scimprori quotidiani
mercoledì, 09 luglio 2008

ADDIO LOVANIO BELLA

L’avventura belgica è finita, nel bene e nel male e questo blog si appresta a seguirmi (o almeno ci proverà) in terra continentale (leggi: Italia) per raccontarvi ancora una volta gioie e dolori di un sardo trapiantato altrove. Tanto ormai trovo più conoscenti qui al Nord che quando torno a casa, manca solo il mare, ma per quello si stanno attrezzando.
Settimana scorsa (l’articolo determinativo quando non strettamente necessario, a Milano è stato bandito, fa perdere tempo) un breve rientro lovaniota ha suggellato l’esperienza; è stato il momento degli addii e dei pianti, e come nella migliore tradizione dei serial americani sono tornati tutti i protagonisti principali: Flautina (che ci lasciò a Febbraio) è rientrata per cannare un altro esame per l’ennesima volta (per soli 200€ buttati di volo aereo ché lei i lowcost li prenota il giorno prima sennò costano troppo poco), Audrey, la ragazzina 18enne con l’apparecchio ai denti che l’ha sostituita per poche puntate è sparita (sul serio, ha mollato tutto ad Aprile per fuggire in Spagna - forse è andata a fare i provini per Paso Adelante) ed ha subaffittato al quadrato la camera originaria di Flautina ad un altro belga, tal Julian, detto il Novello, che ho visto per la prima volta adesso, a Giugno, e ha recitato solo una battuta: “Salut!” introdotta da Capo che ci ha presentati: “Alberto, Julian; Julian, Alberto, non lo sapete ma vivete insieme!” (in effetti l’ho visto solo al terzo giorno di presenza in quella casa...)
La donna delle pulizie tranciacavi di internet, passava gli ultimi giorni di blocùs estivo a bussare nelle case, constatare che non c’erano le condizioni sufficienti neanche per passare l’aspirapolvere in terra, per poi sedersi sul divano e fare conversazione con gli studenti mentre a turno si faceva colazione uno per volta (eravamo in sei...) e lei parlava di tutto un po’: dei fatti suoi, di quelli della sua famiglia, delle differenze etno/linguistico/culturali fra fiamminghi e valloni, del dramma della disoccupazione, del lavoro a cottimo, del lavoro in nero, del lavoro che non c’è etc.etc..il copione è sempre quello alla fine.
É tornato il Giovanno, più Giovanno che mai, Lauren, l’americana che studia lingue orientali ha deciso che siccome a LLN manca il dipartimento di lingue orientali moderne che voleva studiare lei perchè il dipartimento originario  dell’UCL è rimasto a Leuven, sceglierà di studiare come se niente fosse lingue orientali antiche: immaginatevi una texana ventenne alle prese col sumero e l’assirobabilonese...
Maancheno...
David era così commosso per la partenza des italiens che non è neanche uscito da camera sua per salutare giacché non voleva farsi vedere in lacrime.
Oppure era semplicemente troppo assorto nella visione dell’ultimo action-movie sino-americano.
La cena finale è stata all’insegna della pigrizia culinaria, ma ce lo meritavamo dopo gragnuole di lasagne invernali e girandole di tiramisù.
Da parte italica è giunta solo una semplice pasta estiva con basilico-capperi-mozzarella and so on giudicata da Capo il miglior piatto di sempre della sua vita.
Capo ha invitato alla cena d’addio un’amica che sembrava uscita dal Tempo delle mele, anche se probabilmente data l’età il tempo delle mele non sa neanche cos’è.
Si guardano gli Europei di calcio con poca attenzione all’inizio e molto fervore patriottico alla fine.
Si scopre che i Belgi francofoni tifano Olanda e non Francia.
Si gioisce per i gol.
Si teme per via del barista-gestore della Maison Bosniaque, un vero combattente bosniaco con 50 cm di diametro di collo che ha fatto la bella pensata di montare il telone-maxischermo in strada per le partite. Il fatto è che ti obbliga con la forza a trangugiare birra servita da lui nei temibili bicchieri di plastica bianchi. E a pagare subito cash.
Un birra ogni quarto d’ora sennò raus.
Poco male.
Pochi metri più in là, il gestore-barista maghrebino del bar a fianco, educato e gentile, che anche lui ha piazzato i televisori sulla strada per la partita, si domanda attonito perchè alla fine del primo tempo tutti i clienti siano andati dal bosniaco, che è stronzo e ti tratta male.
Me lo sono chiesto anch’io.
Ma il mondo è degli stronzi, evidentemente.
Si visita il Lussemburgo con gli amici Cohen.
Si visita un ristorante alsaziano  all’interno del suddetto Lussemburgo.
Ci si scofana dei piatti alsaziani che puzzano tremendamente di formaggio.
Ci si sbanca.
Si scopre che il Lussemburgo è pieno di banche.
In nessuna però ho un conto in banca.
Si rientra a Louvain-la-neuve.
È tempo di commiati.
Si saluta lo stretto indispensabile.
Duole dirlo, ma per certe cose l’Erasmus è anche il regno delle amicizie frettolose e superficiali.
O forse c’è che a 20 a quelle amicizie ci credi davvero e a 28 un po’meno.
Forse c’è che l’Erasmus andrebbe fatto all’età giusta.
E che alcune amicizie più vere esistono comunque anche lì.
Habibi è rientrata anche lei, l’anno prossimo sarà in Italia per fare un’altro anno all’estero, a Roma, alla Lumsa, per imparare l’italiano e studiare comunicazione d’impresa e pubblicità in mezzo alle tonache a due passi dal Vaticano...boh...(ho provato a spiegarle che in Italia le università cattoliche sono cattoliche per davvero, non come in Belgio o in Spagna).
Marìa passerà la sua estate a LLN per scrivere il romanzo della sua vita nella calma piatta vallona e per mantenersi farà uno stage ospitaliero a Bruxelles come terapista d’infanzia credo o giù di lì.
Vìctor detto Bictor passerà anch’egli l’estate a LLN in un nuovo enorme kot che raggruppa tutti gli aderenti ai Kot-à-projet che non partono per l’estate (credo che si ritroverà in un’enorme camera tutta per lui alla fine).
Nerèa tornerà nella sua terra basca per le vacanze (per i lettori sardi la terra basca non è la terra del caldo, quella è la Sardegna!)
Le dominicane torneranno a casa per poi affrontare un altro anno lovaniota.
I Cohen decideranno se tornare in Lombardia o affrontare un altro anno a LLN ostinandosi a parlare inglese e basta.
I simpatici vicini di casa di cui non vi ho mai parlato in quanto effettivamente simpatici spero vadano a farsi un giro.
Johnatan è venuto a fare lo stato in luogo della camera (l’état de lieu, cioè il controllo dello stato d’integrità della camera...poco integra fin dal principio a dir lo vero).
È venuto à poil come ama lui.
I Padri ‘Mbuti (anzi ‘Oi Patroi ‘Mboutoi come recita la dizione originale) restano lì, granitici a presidiare il luogo.
Gli scùt sono stati fatti saltare in aria.
I barboni davanti al Carrefour guardano le partite e tifano per il casino generale senza interesse al risultato.
È tempo di addii, alla fine.Louvain-la-neuve è identica  a sempre ai miei occhi, solo ingentilita dal sole e ormai e per sempre un posto familiare.
Le quattro stagioni che nell’arco di una settimana si sono alternate nel cielo belga mi ricordano le follie del posto in cui ho speso un anno (accademico) della mia vita.
I cercle chiusi e senza odore di vomito e piscio snaturano il posto, o se volete lo umanizzano.
Sento di aver troncato in maniera un po’ brusca quest’esperienza, per via di vicende varie che mi hanno portato dove sono ora e che racconterò in una prossima puntata, ma i mesi vissuti qui hanno portato complessivamente un’esperienza molto bella, umanamente ricca e sicuramente da provare.
Oggi però non è tempo di bilanci, non ci riesco e forse è meglio che non li faccia....
Ogni considerazione a posteriori verrà aggiunta man mano che affiorerà.
Le cose si sono modificate talmente in fretta che non ho avuto ancora il tempo di avere nostalgia.
La migliore giornata di sole da quando sono arrivato in Belgio mi prepara all’addio, Charleroi abbandona per una volta il grigiore e il fumo, Oliver Twist è andato in ferie per quest’anno, la scaletta è abbassata e la luce abbacinante illumina un’arpa irlandese gialla e blu e una scritta: RYANAIR.
Si torna in Italia.
Definitivamente.

Adieu, Louvain.


postato da: Albasso alle ore 02:21 | link | commenti (7)
categorie: belgitudini
giovedì, 03 luglio 2008

THE LOVE SONG OF J.ALFRED PRUFROCK

        S`io credesse che mia risposta fosse
        A persona che mai tornasse al mondo,
        Questa fiamma staria senza piu scosse.
        Ma perciocche giammai di questo fondo
        Non torno vivo alcun, s'i'odo il vero,
        Senza tema d'infamia ti rispondo.

 Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question...
Oh, do not ask, "What is it?"
Let us go and make our visit.

    In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.

The yellow fog that rubs its back upon the window-panes
The yellow smoke that rubs its muzzle on the window-panes
Licked its tongue into the corners of the evening
Lingered upon the pools that stand in drains,
Let fall upon its back the soot that falls from chimneys,
Slipped by the terrace, made a sudden leap,
And seeing that it was a soft October night
Curled once about the house, and fell asleep.

And indeed there will be time
For the yellow smoke that slides along the street,
Rubbing its back upon the window-panes;
There will be time, there will be time
To prepare a face to meet the faces that you meet;
There will be time to murder and create,
And time for all the works and days of hands
That lift and drop a question on your plate;
Time for you and time for me,
And time yet for a hundred indecisions
And for a hundred visions and revisions
Before the taking of a toast and tea.

   In the room the women come and go
Talking of Michelangelo.

And indeed there will be time
To wonder, "Do I dare?" and, "Do I dare?"
Time to turn back and descend the stair,
With a bald spot in the middle of my hair---
[They will say: "How his hair is growing thin!"]
My morning coat, my collar mounting firmly to the chin,
My necktie rich and modest, but asserted by a simple pin---
[They will say: "But how his arms and legs are thin!"]

Do I dare
Disturb the universe?
In a minute there is time
For decisions and revisions which a minute will reverse.

For I have known them all already, known them all;
Have known the evenings, mornings, afternoons,
I have measured out my life with coffee spoons;
I know the voices dying with a dying fall
Beneath the music from a farther room.
So how should I presume?

And I have known the eyes already, known them all---
The eyes that fix you in a formulated phrase,
And when I am formulated, sprawling on a pin,
When I am pinned and wriggling on the wall,
Then how should I begin
To spit out all the butt-ends of my days and ways?
And how should I presume?

And I have known the arms already, known them all---
Arms that are braceleted and white and bare
[But in the lamplight, downed with light brown hair!]
Is it perfume from a dress
That makes me so digress?
Arms that lie along a table, or wrap about a shawl.
And should I then presume?
And how should I begin?

Shall I say, I have gone at dusk through narrow streets
And watched the smoke that rises from the pipes
Of lonely men in shirt-sleeves, leaning out of windows?...

I should have been a pair of ragged claws
Scuttling across the floors of silent seas.

 And the afternoon, the evening, sleeps so peacefully!
Smoothed by long fingers,
Asleep...tired...or it malingers,
Stretched on the floor, here beside you and me.
Should I, after tea and cakes and ices,
Have the strength to force the moment to its crisis?
But though I have wept and fasted, wept and prayed,
Though I have seen my head [grown slightly bald] brought in upon
      a platter,
I am no prophet --- and here's no great matter;
I have seen the moment of my greatness flicker,
And I have seen the eternal Footman hold my coat, and snicker,
And in short, I was afraid.

And would it have been worth it, after all,
After the cups, the marmalade, the tea,
Among the porcelain, among some talk of you and me,
Would it have been worth while,
To have bitten off the matter with a smile,
To have squeezed the universe into a ball
To roll it toward some overwhelming question,
To say: "I am Lazarus, come from the dead,
Come back to tell you all, I shall tell you all"

If one, settling a pillow by her head,
Should say, "That is not what I meant at all.
That is not it, at all."

And would it have been worth it, after all,
Would it have been worth while,
After the sunsets and the dooryards and the sprinkled streets,
After the novels, after the teacups, after the skirts that trail along the floor
---
And this, and so much more?
It is impossible to say just what I mean!
But as if a magic lantern threw the nerves in patterns on a screen:
Would it have been worth while
If one, settling a pillow or throwing off a shawl,
And turning toward the window, should say:
"That is not it at all,
That is not what I meant, at all."

No! I am not Prince Hamlet, nor was meant to be;
Am an attendant lord, one that will do
To swell a progress, start a scene or two
Advise the prince; no doubt, an easy tool,
Deferential, glad to be of use,
Politic, cautious, and meticulous;
Full of high sentence, but a bit obtuse;
At times, indeed, almost ridiculous---
Almost, at times, the Fool.

I grow old...I grow old...
I shall wear the bottoms of my trousers rolled.
Shall I part my hair behind? Do I dare to eat a peach?
I shall wear white flannel trousers, and walk upon the beach.
I have heard the mermaids singing, each to each.

I do not think they will sing to me.

I have seen them riding seaward on the waves
Combing the white hair of the waves blown back
When the wind blows the water white and black.

We have lingered in the chambers of the sea
By sea-girls wreathed with seaweed red and brown
Til human voices wake us, and we drown

T.S. Eliot

 


postato da: Albasso alle ore 17:09 | link | commenti (2)
categorie: pietre miliari